Tra gli insetti più familiari alle persone troviamo le api da miele, un grande gruppo di insetti volanti strettamente legati alle formiche e alle vespe. Esistono più di 20 000 specie di api e si trovano in ogni parte del mondo, tranne che in Antartide.

Caratteristiche Fisiche

In generale, le api da miele (Apis mellifera) sono di colore rosso-marrone con bande nere e anelli arancione-giallo sull’addome. Hanno molti peli sul torace e meno sull’addome. Nelle zampe posteriori  vi sono delle “tasche” per la raccolta del polline. Le zampe sono per lo più di colore marrone scuro-nero.

Esistono due caste di femmine: le api operaie, che sono sterili e più piccole (misurano 10-15 mm quando sono adulte) e le api regine, le quali sono fertili e più grandi (misurano 18-20 mm allo stadio adulto). I maschi, chiamati fuchi, arrivano a misurare 15-17 mm quando sono completamente sviluppati.




Anche se più piccole, le api operaie hanno le ali più lunghe rispetto ai fuchi. Entrambe le caste di femmine hanno un pungiglione formato da strutture ovopositrici modificate. Nelle api operaie il pungiglione è dentato e si strappa via dal corpo quando viene utilizzato. In entrambe le caste, il pungiglione viene fornito di veleno dalle ghiandole presenti nell’addome. I maschi hanno gli occhi molto più grandi rispetto alle femmine, probabilmente per aiutare a localizzare le api regine durante i voli accoppiamento.

Attualmente esistono 26 sottospecie di api da miele riconosciute, che si differenziano nella morfologia e nelle caratteristiche molecolari. Alcune sottospecie hanno la capacità di tollerare climi più caldi o più freddi, altre invece possono variare anche nel loro comportamento difensivo, la lunghezza della lingua, l’apertura alare e la colorazione. Un’altra caratteristica variabile è rappresentata dal pattern composto dalle strisce nere sull’addome: alcuni sono più scuri mentre altri hanno un maggior mix di strisce chiare e scure.

Le api sono parzialmente endotermiche: possono riscaldare i loro corpi e la temperatura nel loro alveare facendo lavorare i muscoli dedicati al volo.

Caratteristiche anatomiche

Testa

La testa delle api da miele, se guardata dal davanti, ha una forma triangolare. Le due antenne salgono dal centro vicine l’una all’altra. L’ape ha due occhi compositi e tre occhi semplici, anch’essi localizzati sulla testa. L’ape usa la sua proboscide, ovvero una lunga lingua pelosa, per nutrirsi di liquidi e le sue mandibole per mangiare il polline e lavorare la cera nella costruzione del favo.

Antenne

primo piano della testa di un'ape da miele, apis mellifera

La forma delle antenne negli insetti varia in base alla loro funzione. Nelle falene maschio questi organi sembrano ricoperte di piume, negli scarafaggi sono allungate, nelle libellule sono corte e hanno un aspetto setoloso, mentre quelle delle termiti sembrano composte da perline.

Nelle api da miele, le antenne segmentate sono importanti organi sensoriali. Esse sono in grado di muoversi liberamente, in quanto le loro basi si trovano in piccole cavità sulla testa. Ciascuna delle antenne è collegata al cervello da un grande doppio nervo, necessario per recepire tutti gli input sensoriali fondamentali. I piccoli peli sensoriali presenti su ogni antenna sono sensibili agli stimoli del tatto e dell’olfatto.

Occhi

Le api da miele e gli esseri umani non vedono le cose allo stesso modo. Anche se le api percepiscono una gamma di colori piuttosto ampia, possono distinguere solo tra sei principali categorie di colore, tra cui giallo, blu-verde, blu, viola, ultravioletto e anche un colore conosciuto come “blu ape”, una miscela di giallo e ultravioletto. Le api non possono vedere il rosso. Il riconoscimento dei colori non è equamente buono in tutta la gamma: si rivela infatti migliore nel blu-verde, viola e blu ape.

Come la maggior parte degli insetti, le api hanno occhi composti che sono costituiti da migliaia di minuscole lenti chiamate sfaccettature. Gli scienziati pensano che ogni sfaccettatura di un occhio composto acquisisca una piccola parte della visione globale dell’insetto. Il cervello prende quindi ogni singola immagine e ne crea una grande a mosaico. Questa immagine è analoga a quella prodotta su uno schermo televisivo, in cui l’immagine è essenzialmente una griglia composta da punti di luce.

Il vantaggio dell’occhio composto è la sua capacità di rilevare il movimento: a questo proposito, le api reagiscono più facilmente ai fiori che ondeggiano che a quelli fissi. Pertanto, i loro occhi sono più adatti per la percezione del movimento.

Le api da miele possiedono inoltre tre occhi più piccoli oltre a quelli composti. Questi occhi semplici, detti anche ocelli, si trovano sopra gli occhi composti e sono sensibili alla luce, ma non in grado di elaborare le immagini.

Mandibole

Le api da miele hanno una coppia di mandibole situate su entrambi i lati della testa che agiscono come un paio di pinze. Le mandibole sono utilizzate per eventuali lavori sull’alveare che richiedono di afferrare o tagliare, come ad esempio la lavorazione della cera costruire il favo, mordere alcune parti del fiore (antere) per rilasciare il polline, portare i detriti fuori dall’alveare o afferrare gli intrusi durante la difesa nido.

Proboscide

La proboscide delle api da miele è semplicemente una lunga e snella lingua pelosa, che agisce come una cannuccia per portare il cibo liquido (nettare, miele e acqua) alla bocca. Quando è in uso, la lingua si muove rapidamente avanti e indietro mentre la punta flessibile lecca e raccoglie il liquido. Dopo l’alimentazione, la proboscide viene ritratta e piegata dietro la testa. Le api da miele possono mangiare particelle fini come il polline, che viene usato come fonte di proteine, ma non sono in grado di gestire cibo di grandi dimensioni.

Torace

Il torace è la parte centrale del corpo delle api ed è il punto di ancoraggio per sei zampe (tre coppie), nonché due serie di ali membranose. Le tasche per il trasporto del polline all’alveare si trovano sulle zampe posteriori.

Ali

L’ape ha due serie di ali piatte, sottili e membranose, rafforzate da varie vene. Le ali anteriori sono molto più grandi delle ali posteriori, ma lavorano tutte insieme durante il volo.

Il semplice battito d’ali non è sufficiente a volare; la forza trainante deriva da un movimento simile ad una torsione data a ogni ala durante la salita e la discesa della stessa.

Zampe

L’ape ha tre paia di zampe segmentate, che vengono utilizzate principalmente per
camminare. Tuttavia le zampe delle api da miele hanno sviluppato delle zone specializzate, come quelle addette alla pulizia delle antenne sulle zampe anteriori e le tasche del polline sulle zampe posteriori.

Tasche del polline

evidente tasca del polline di un'ape da miele

Le tasche del polline sono delle superfici lisce e leggermente concave all’esterno delle zampe posteriori, provviste di peli lunghi e curvi che trattengono il polline. Esse vengono utilizzate per trasportare il polline e i propoli all’alveare.

Addome

L’addome delle api da miele è composto da nove segmenti e, negli insetti adulti, ospita le ghiandole della cera e alcune ghiandole odorifere. Il pungiglione è alloggiato in una tasca alla fine dell’addome delle femmine adulte.

Pungiglione

Il pungiglione ha una struttura e un meccanismo simili a quelle di un organo per la deposizione delle uova, noto come ovopositore, posseduto da altri insetti. In altre parole, il pungiglione è un ovopositore modificato che espelle il veleno invece di uova: per questo motivo solo le api da miele femmine ne sono dotate.

Il pungiglione delle api si trova in una cavità alla fine dell’addome, da cui sporge solo la punta tagliente. È lungo circa 3 mm e quando non è in uso viene ritratto dentro l’alloggiamento nell’addome. Il corpo del pungiglione è un tubo vuoto, come un ago ipodermico. Ha una punta dentata in modo da potersi conficcare nella pelle della vittima.

Il veleno viene da due ghiandole acide che lo secernono nella sacca velenifera. Durante la puntura, il contenuto della ghiandola alcalina viene pompato direttamente in un canale dove si mescola con la parte acida.

Quando un’ape punge un mammifero, il pungiglione rimane incastrato. Nella lotta per liberarsi, una parte del pungiglione viene lasciata indietro. Ciò causa all’ape una ferita mortale. Per azione riflessa, il pungiglione continua a contrarsi, continuando a pompare il veleno nella ferita per alcuni secondi.

Ghiandole della cera

Le api da miele possiedono quattro coppie di ghiandole specializzate che, durante il periodo di formazione della cera, si inspessiscono notevolmente e assumono una struttura ghiandolare. La cera viene espulsa come un liquido e si indurisce in piccoli fiocchi o scaglie, dopodiché si deposita nelle tasche della cera.

L’ape operaia estrae le scaglie di con il pettine che si trova all’interno delle zampe posteriori, dopodiché le porta alle mandibole dove vengono masticate fino a diventare una massa compatta e duttile. Al termine di questa lavorazione, la cera viene aggiunta al favo. Dopo che l’ape operaia, crescendo, supera il periodo della formazione della cera, le ghiandole degenerano e diventano uno strato piatto di cellule.

Tipologie

Anche se possono sembrare molto simili ai loro familiari dalle punture dolorose, le api da miele sono del tutto uniche, in quanto hanno la capacità di produrre miele – l’unica sostanza alimentare nota che non va a male – in grande quantità, abbastanza da essere raccolto dagli esseri umani per il proprio consumo.

Come molti altri animali e insetti di tutto il mondo, anche le api da miele differiscono tra loro in base a svariati fattori, tra i quali l’ambiente o la zona in trovano. Apicoltori e altri esperti di api da miele hanno da tempo raccolto sufficienti informazioni rilevanti per classificare diverse popolazioni genetiche di api che si differenziano per finalità, tra cui la generazione di altre api, l’impollinazione o la raccolta di miele.

Di seguito una lista delle tipologie più comuni di api da miele e le loro caratteristiche uniche.

Ape da miele italiana

Le api da miele italiane appartengono alla sottospecie Apis mellifera ligustica, che ha avuto origine in diverse zone d’Italia, in particolare a sud delle Alpi e nella parte settentrionale della Sicilia. I loro antenati sono anche noti per essere sopravvissuti all’ultima Era glaciale.

Quelle italiane sono le api da miele più diffuse: è stato dimostrato che questi insetti sono molto adattabili ad ogni tipo di clima, da quello subtropicale fino a climi più freddi, anche se è noto che l’ape italiana è meno produttiva nelle regioni con clima tropicale umido.

Un altro fattore che favorisce la diffusione delle api da miele italiane è la possibilità di utilizzare i loro alveari per un periodo superiore alla media, questo grazie alla lunga durata del loro sviluppo.

Ape Carnica

Anche le api carniche (Apis mellifera carnica) sono tra le specie di api da miele più ampiamente usate oggi. Questa sottospecie di ape è nativa di paesi come la Slovenia, la parte meridionale dell’Austria, alcune zone della Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Ungheria, Serbia, Bulgaria e Romania.

L’Ape Carnica è la favorita da molti apicoltori poiché tende a riprodursi molto rapidamente, oltre al fatto che è piuttosto sicuro lavorarci: sono necessari meno indumenti protettivi e una quantità inferiore di fumo.

Ape da miele caucasica

L’ape da miele caucasica (Apis mellifera caucasia) è originaria dell’Europa orientale, in particolare delle zone vicine al Mar Caspio. Una caratteristica unica di quest’ape è la sua lunga lingua, che si è dimostrata essere utile per accedere a fiori non raggiungibili dalle api con la lingua più corta.

Un problema che gli apicoltori hanno comunemente con le api da miele caucasiche è la loro tendenza a utilizzare una quantità eccessiva di propoli per reggere il loro alveare, rendendone difficile la manipolazione.

Ape Buckfast

Oltre ad aver addomesticato alcune specie di animali, gli esseri umani hanno anche trovato il modo di manipolare i geni delle api da miele per soddisfare le proprie esigenze. È grazie a questa capacità che è nata l’ape Buckfast (Apis mellifera Buckfast). Queste api sono state allevate in Germania e lo sono tutt’ora. Le api Buckfast sono buone produttrici di miele, hanno una bassa propensione alla puntura e il loro numero si incrementa rapidamente, anche se in inverno il tasso di riproduzione rallenta.

Ape Primorski

L’ape Primorski, come suggerisce il nome, ha origine nel Territorio del Litorale (Primorsky Krai), in Russia. Una caratteristica molto positiva dell’ape Primorski è la sua resistenza a vari tipi di acari parassiti, i quali possono influenzare notevolmente la produzione di miele e la riproduzione.

Habitat

L’Apis mellifera è originaria dell’Europa, dell’Asia occidentale e dell’Africa. A partire dal 17° secolo è stata introdotta dall’uomo in altri continenti, e ora si può trovare in tutto il mondo, compresa l’Asia Orientale, l’Australia e le Americhe.

Clima

Rispetto ad altre specie, le api da miele che vivono in climi temperati come ad esempio l’ape europea sono in grado di accumulare grandi quantità di miele. Questo a causa del fatto che, per poter sopravvivere durante l’inverno, devono mantenere una determinata temperatura all’interno dell’alveare.

Le api che invece vivono in habitat tropicali, come le api da miele africane, non hanno la necessità di costruire alveari ben isolati e di grandi dimensioni, poiché non devono passare attraverso lunghe settimane di gelo e freddo. Per questo motivo anche queste api arrivano a produrre sostanziose quantità di miele e migliaia di api operaie. In generale, per le api che vivono in un habitat tropicale, la grandezza dello sciame è in gran parte dipendente dalle fonti di cibo disponibili e dalla loro abbondanza, in contrapposizione ai fattori stagionali.

La cosa fondamentale, sia per le api che vivono in un clima temperato che tropicale, è assicurarsi che la temperatura dell’alveare sia sempre costante tra i 32 e i 35°C.

Stagione fredda

In inverno, le api usano il loro calore metabolico e consumano miele per fornire calore a ogni individuo nella colonia. Durante le stagioni calde, invece, utilizzano il liquido proveniente dal nettare immagazzinato come un particolare tipo di refrigerante per mantenere una certa temperatura nell’alveare. Come risultato, indipendentemente dalle variazioni stagionali, il loro habitat interno rimane lo stesso.

Cattività

Alveare artificiale per api da miele (apis mellifera)

La diffusione delle api da miele è in gran parte dovuta al loro allevamento per la cera d’api e il miele: proprio per questo al giorno d’oggi si possono trovare in tutte le regioni del mondo. Questa non è una pratica recente, ma anzi viene protratta da millenni. A oggi possiamo quindi facilmente affermare che non esiste un habitat specifico delle api da miele, ma che possono anzi prosperare in una grande varietà di habitat diversi, sia naturali che creati dall’uomo, a condizione che siano curati sufficientemente da favorire la loro capacità di produrre miele.

Comportamento

Le api da miele sono insetti eusociali. Vivono in colonie in cui risiede una femmina riproduttiva (l’ape regina) e la sua prole. Le femmine sterili, ovvero le api operaie, svolgono tutto il lavoro della colonia e sono di fatto le api più numerose dell’alveare. I maschi e le regine concentrano invece tutti i loro sforzi nella riproduzione.

Le api operaie mostrano polietismo determinato dall’età. Ciò significa che il loro comportamento cambia con l’avanzare dell’età.

Quando sono appena nate si occupano di pulire le celle e prepararle per un nuovo uovo o per l’immagazzinamento del cibo.

Dopo qualche giorno iniziano a svolgere altri lavori per la manutenzione dell’alveare, come la rimozione dei rifiuti e detriti, la ventilazione per mantenere la circolazione dell’aria e la temperatura, la lavorazione del nettare portato dai raccoglitori e l’alimentazione della regina e delle larve, attraverso delle ghiandole presenti nella testa e nel corpo.

Nella seconda settimana della loro vita adulta, le ghiandole della cera diventano attive e le api operaie aiutano a costruire e riparare il favo, pur continuando a prendersi cura della regina e a nutrire le altre api.

Favo con api operaie e larve

Il favo costruito dalle api operaie consiste in raggruppamento di celle esagonali fatte della cera che questi insetti secernono. Ogni cella può ospitare un’ape allo stadio larvale, ma può venire usata anche come uno spazio protetto di immagazzinamento per il miele e il polline.

Tra i 12 e i 25 giorni di vita, le api operaie fanno la guardia all’alveare e controllano ogni ape che tenta di entrare, cacciando e attaccando qualsiasi intruso.

Dopo circa tre settimane, le ghiandole della cera e per l’alimentazione si atrofizzano e il loro compito diventa quello di procurare il cibo. La ricerca del cibo avviene solo durante il giorno, anche se le api sono continuamente attive dentro l’alveare.

Nei climi temperati, le colonie conservano il miele e il polline per nutrirsi durante l’inverno. Con la temperatura fredda le api operaie e l’ape regina si raggruppano molto vicine una all’altra e, facendo lavorare i muscoli dediti al volo, generano calore per scaldarsi. Nelle regioni tropicali più calde, le api conservano meno quantità di cibo.

Se le condizioni dell’alveare di una colonia diventano problematiche, l’intera colonia può spostarsi in un’altra zona. Questo avviene piuttosto spesso tra le api tropicali, che si spostano in risposta alle siccità stagionali. Gli apicoltori lavorano per evitare che ciò accada nelle colonie da essi allevate.

La sciamatura è un comportamento che avviene in un nido in cui è nata una nuova ape regina, la quale prende il posto di quella più vecchia. La regina che lascia l’alveare normalmente porta con sé alcune api operaie. Le api che sciamano inviano api esploratrici alla ricerca di una zona adatta a prendere il posto dell’alveare che hanno appena lasciato. La sciamatura è solo temporanea: normalmente le api sciamano su un ramoscello o un ramo di un albero o in qualsiasi posto che possa essere utilizzato temporaneamente come rifugio intermedio.

Comunicazione e percezione

Segnali chimici

La comunicazione delle api da miele è basata sui segnali chimici, e la maggior parte dei loro comportamenti legati alla comunicazione e alla percezione sono incentrati sull’olfatto e sul tatto. I membri della colonia all’interno di un alveare sono legati chimicamente l’uno all’altro. Ogni alveare possiede una “firma chimica” attraverso cui i suoi membri possono riconoscersi e al tempo stesso rilevare le api appartenenti a un’altra colonia.

All’interno dell’alveare, le api sono costantemente in comunicazione chimica l’una con l’altra. Le api operaie si prendono cura e si nutrono a vicenda, così come si occupano anche delle larve, dei fuchi (i maschi) e della regina. Mentre svolgono questi compiti trasmettono feromoni e segnali chimici che passano informazioni sullo stato di salute della regina e lo stato generale della colonia.

Questi segnali non solo aiutano a individuare il proprio alveare di appartenenza, ma sono utili anche per la ricerca del cibo. Le api da miele usano l’olfatto per localizzare i fiori distanti. Quando un’operaia ritorna all’alveare dopo aver avuto successo nella ricerca, trasmette l’odore dei fiori alle altre api, in modo che anch’esse possano raccogliere cibo dalla stessa fonte.

Un’altra funzione dei segnali chimici è quella di comunicare fuori dall’alveare. Quando un’ape operaia punge qualcosa, il suo pungiglione rilascia un feromone d’allarme che fa sì che le altre api si agitino, aiutandole a localizzare il nemico.

Visione

Anche se l’interno dell’alveare è sempre buio, per le api la visione all’esterno è importante, in quanto permette loro di vedere gli altri animali e di riconoscere i fiori.

Gli occhi delle api sono in grado di rilevare le lunghezze d’onda della luce ultravioletta, che sono oltre lo spettro visibile dagli essere umani. Questo permette loro di individuare il sole nelle giornate nuvolose e vedere dei segni sui fiori che sono visibili solo sotto questo tipo di luce. Una parte degli occhi delle api da miele è sensibile alla luce polarizzata, caratteristica che utilizzano per volare e manovrare.

Udito

Le api operaie e le regine possono sentire le vibrazioni. Le nuove regine chiamano sia le altre regine che le api operaie la prima volta che emergono. Le operaie sentono le vibrazioni della Danza delle api eseguita dai raccoglitori che ritornano all’alveare.

Danza delle api

La comunicazione attraverso la Danza delle api, fu notata per la prima volta da Aristotele intorno al 330 a.C. Un professore di zoologia tedesco, Karl von Frisch, ricevette nel 1973 il premio Nobel per la sua ricerca sul linguaggio della Danza delle api, diventata un punto di riferimento sull’argomento. Nel 1967 pubblicò un libro intitolato The Dance Language and Orientation of Bees, nel quale erano contenuti cinquant’anni di studi e ricerche sulla comunicazione delle api.

Poiché le api sono insetti sociali che vivono in una colonia, hanno la necessità di comunicare tra loro. Le api da miele lo fanno grazie a tracce olfattive, scambi di cibo e con alcuni movimenti, in modo da poter condividere le informazioni importanti relative alle fonti di cibo.

Le api da miele eseguono una serie di movimenti che prendono il nome di Danza delle api. Il suo scopo è quello di informare le altre api operaie della posizione esatta di una fonte di cibo. Alcuni dei luoghi segnalati possono trovarsi fino a circa 150 m dal loro alveare.

Le api da miele volano dalla loro colonia in cerca di nettare e polline. Quando riescono a localizzare una buona fonte di cibo, tornano al loro alveare ed eseguono una danza sul favo.

In un primo momento, l’ape cammina lungo una linea retta mentre fa tremare il suo addome con vigore ed emette un ronzio con le ali. La velocità e la distanza del movimento rappresentano la distanza dal luogo in cui si trova la fonte di cibo, così che le altre api possano trovarlo. Comunicare il percorso da seguire è invece più complesso, perché l’ape esegue la Danza delle api allineando il suo corpo con la direzione esatta di dove si trova il cibo rispetto al sole. Il modello della Danza delle api si presenta a forma di otto.

rappresentazione grafica della danza delle api

Le api hanno anche una variante di danza per le fonti di cibo più vicine. La danza circolare è costituita, come suggerisce il nome, da stretti movimenti circolari, e comunica alle altre api che il cibo si trova entro 50 m dal loro alveare. Questo tipo di danza trasmette solo la direzione della fonte di cibo, non la sua distanza.

Dopo aver eseguito la Danza delle api, l’operaia può anche condividere parte del cibo che ha trovato con le altre api della colonia. Si ritiene che lo facciano in modo da comunicare i dettagli sulla qualità del cibo proveniente da quella particolare posizione.

Alimentazione

Polline e nettare

Per i primi 5 o 6 giorni della sua vita adulta, un’ape consuma grandi quantità di polline per ottenere i lipidi, le vitamine, i minerali e le proteine necessarie per completare il suo sviluppo e la crescita.

Tra il decimo e il quattordicesimo giorno della loro vita adulta, anche il nettare entra a far parte della dieta delle api da miele, in quanto la principale fonte alimentare delle api operaie è costituita da carboidrati. Il nettare, che sostanzialmente è acqua dolce, viene raccolto da piante, alberi e fiori.

La dieta delle api è costituita da molto nettare, che viene trasportato all’alveare dov’è ampiamente utilizzato per la produzione di miele. Insieme, polline e nettare forniscono alle api gli ingredienti necessari per produrre i diversi tipi di miele fondamentali per la sopravvivenza della colonia.

Miele

Come precedentemente affermato, il miele viene prodotto dalle api utilizzando il nettare raccolto dai fiori e altre piante simili. Il miele costituisce una parte importante della dieta delle api, che lo mangiano tutti i giorni dell’anno. Non solo il miele è igroscopico e facilmente digeribile, ma allo stesso tempo ha anche grandi proprietà antibatteriche che mantengono le api in buona salute.

Acqua

Al fine di svolgere le azioni quotidiane, allevare le api appena nate e soddisfare i fabbisogni nutrizionali, l’acqua è un elemento vitale nella dieta di un’ape, e deve essere a sua disposizione in ogni momento.

Sciroppo di zucchero

Per garantire che le api da miele siano adeguatamente nutrite, gli apicoltori devono assicurarsi di fornire loro una densa miscela di acqua e zucchero in quantità uguali. Prima di darla alle api però, devono aspettare fino a quando il composto si indurisce; quando ciò accade lo posizionano sopra l’alveare in modo che le api se ne possano nutrire.

Questa pratica è consigliata solo quando l’alveare non ha riserve di miele di cui nutrirsi, in quanto il pH è molto diverso nell’acqua zuccherata rispetto al miele.

Zucchero a secco

Non tutti i giorni dell’anno sono ideali per cibare le api con lo sciroppo, ed è per questo che a fine inverno gli apicoltori possono dar loro da mangiare lo zucchero a secco, anche se deve essere usato solo come metodo di emergenza.

È importante per ogni apicoltore garantire una corretta alimentazione alle proprie api da miele, in quanto possono diventare un po’ irritabili se non sono adeguatamente nutrite. Per consentir loro di continuare a produrre miele, gli apicoltori devono sviluppare una dieta diversa a seconda dell’ambiente e del clima in cui vivono.




Ciclo Vitale

Il ciclo vitale delle api da miele ha quattro principali fasi distinte: uovo, larva, pupa e adulto. Il tempo di sviluppo totale per l’ape regina è di 16 giorni, 21 giorni per l’ape operaia e circa 24 giorni per il drone o ape maschio.

Uovo

La prima fase di sviluppo del ciclo vitale delle api è costituita dall’uovo. Le uova sono molto piccole e nella forma ricordano i semi di papavero. Ogni uovo ha un’apertura sul lato più ampio che consente allo sperma di penetrarvi. La schiusa delle uova si verifica normalmente dopo tre giorni dalla loro deposizione.

Stadio larvale

Larve di ape regina che galleggiano nella pappa reale, apis mellifera
Larve di ape regina nella pappa reale

Questo stadio generalmente dura fino a circa nove giorni. Durante questa fase, la larva appena uscita dall’uovo è quasi microscopica, senza gambe né occhi.

Per i primi due giorni, la larva viene alimentata con una sostanza conosciuta come pappa reale. Durante il terzo giorno, le larve che sono destinate a svilupparsi in api regine continuano a nutrirsi di pappa reale, mentre quelle che si trasformeranno in api operaie si nutrono di miele, acqua e polline.

Lo stadio larvale dell’ape regina ha una durata di 5,5 giorni, quello dell’ape operaia di 6 giorni e quello del drone di 6,5 giorni.

Pupa

La riorganizzazione dei tessuti avviene in maniera massiccia durante lo stadio della pupa. Il corpo, che prima aveva la forma di un verme, è ora diviso in tre parti distinte. Questa fase di solito dura per 7,5 giorni per l’ape regina, 12 giorni per le api operaie e 14,5 giorni per i droni.

Stadio adulto

Giunti a questa fase, tutti e tre i tipi di ape sono ora pienamente cresciuti e sono completamente pronti a svolgere i loro compiti. Una colonia tipica di api da miele è costituita da 50 000 a 60 000 api operaie, da 600 a 1000 api drone e da solo 1 ape regina.

Riproduzione

La grande maggioranza delle femmine in un alveare di api da miele sono api operaie sterili. Solo le regine si accoppiano e depongono le uova. Normalmente vi è una sola regina riproduttiva in un alveare.

Durante i periodi di clima mite in primavera ed estate, i maschi lasciano l’alveare e si riuniscono nelle “aree di riunione dei fuchi” vicino all’alveare. Le api regine vergini voleranno attraverso queste aree, attirando i maschi con i feromoni.

I maschi inseguono e cercano di accoppiarsi con la regina in volo. A volte, quando un gruppo di maschi si raduna intorno alla femmina, si forma una specie di “cometa”, la cui coda è formata da una serie di altri maschi che cercano di recuperare il ritardo. Ogni maschio che riesce ad accoppiarsi con successo cade giù, e muore nel giro di poche ore o giorni. I maschi che non si accoppiano continuano ad attendere nell’area di raduno fino a quando si accoppiano o muoiono nel tentativo. Le regine si accoppiano con fino a 10 maschi in un unico volo.

Le regine possono accoppiarsi sia con i maschi del proprio alveare, sia con quelli di altri alveari nella zona; dopo che ciò è avvenuto, l’ape regina non si accoppierà più per il resto della sua vita.

Tutte le attività della colonia sono centrate intorno ai comportamenti riproduttivi dell’ape regina e alla sua sopravvivenza. Essa depone le uova quasi ininterrottamente per tutto l’anno, a volte fermandosi nel tardo autunno quando il clima diventa freddo. Una regina particolarmente fertile può deporre fino a 1000 uova al giorno e 200 000 uova nel corso della sua vita.

Perché l’ape regina raggiunga l’età adulta occorrono circa 16 giorni, e un’altra settimana o più perché inizi a deporre le uova. I maschi invece impiegano circa 24 giorni di tempo per raggiungere lo stadio adulto, e cominciano a lasciare l’alveare alcuni giorni dopo.

Ape regina sul favo circondata da api operaie, apis mellifera
Ape regina circondata da api operaie

Le api regine sono in grado di decidere se le uova che depongono sono fecondate o no. Le uova non fecondate si sviluppano fino a diventare fuchi e sono aploidi (hanno solo un gruppo di cromosomi). Le uova fecondate sono invece diploidi (hanno due gruppi di cromosomi) e si sviluppano come operaie o nuove regine, a seconda di come vengono nutrite quando sono allo stadio larvale.

Le colonie di api da miele ben nutrite e sane riproducono “sciamando”. Le api operaie della colonia cominciano con la produzione di numerose larve di regina, poi poco prima che queste nascano, l’attuale ape regina che depone le uova lascia l’alveare, portando con sé fino a metà delle operaie. Questo sciame forma una colonia temporanea in un albero vicino, mentre le operaie vanno in cerca di un luogo adatto ad un nuovo alveare. Una volta che ne trovano uno, lo sciame si muove nel luogo prescelto ed inizia la costruzione del favo e l’avvio del processo di raccolta del cibo e della riproduzione.

Nel frattempo al vecchio alveare, le nuove regine emergono dalle loro celle. Dopo che la sciamatura è stata completata, tutte le rimanenti nuove regine cercano di pungersi e uccidersi l’altra, continuando a combattere fino a quando ne rimane in vita soltanto una. Una volta che la competizione è terminata, l’ape regina superstite inizia a deporre le uova.

Normalmente i feromoni secreti da un’ape regina sana impediscono alle api operaie di riprodursi, ma se una colonia rimane a lungo senza una regina, alcune di esse iniziano a deporre le uova. Queste uova non sono fecondate, di conseguenza daranno vita a dei maschi.

Ruolo nell’ecosistema

Le api da miele svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione e sono gli impollinatori primari per molte piante la cui fertilità, senza questi insetti, sarebbe notevolmente ridotta.

In Nord America e in Australia, dove non ci sono grandi colonie di api da miele native, le
api possono avere effetti particolarmente incisivi sui fiori autoctoni e sugli altri impollinatori. La capacità delle api da miele di segnalare la posizione delle fonti di cibo alle proprie compagne permette loro di essere più efficienti degli altri impollinatori; questo può creare un forte impatto sui loro concorrenti, in particolare sulle api solitarie.

Ape da miele sopra un fiore (Apis mellifera)

Come tutti gli insetti sociali, anche le api da miele ospitano una varietà di parassiti, organismi commensali e microbi patogeni. Alcuni di questi possono creare seri problemi per l’apicoltura, e sono stati studiati intensamente. Sono stati scoperti almeno 18 i tipi di virus che causano malattie alle api, tra cui la malattia Sacbrood. Molti di essi (ma non il virus di Sacbrood) sono associati ad acari parassiti.

Anche i batteri infettano le api, in particolare il Bacillus larve, agente della peste americana, e il Melissococcus Pluton, agente della peste europea. I funghi crescono negli alveari, e specie come l’Ascosphaera apis possono causare la malattia di Chalkbrood. Una delle malattie più comuni negli alveari domestici è il Nosema, causata dal protozoo Nosema apis. Anche l’ameba Malphigamoeba mellificae genera malattie tra le api da miele.

Negli ultimi decenni, due specie di acari si sono diffuse attraverso le popolazioni delle api da miele allevate e selvatiche di tutto il mondo. L’Acarapis woodi è una piccola specie di acaro che vive nelle trachee delle api adulte e si nutre della loro emolinfa. È stato scoperto in Europa, ma la sua origine è sconosciuta. Le infestazioni di questi acari indeboliscono le api e, nelle stagioni fredde, quando le api sono confinate nell’alveare, intere colonie potrebbero non sopravvivere.

Una minaccia ancora peggiore è data dal Varroa destructor, diffuso in tutto il mondo tranne che in Australia. I giovani acari si nutrono delle larve e pupe delle api, mentre le femmine degli acari adulti femminili si nutrono e si diffondono sulle api operaie. Questo acaro è noto anche per diffondere diversi virus; le sue infestazioni spesso sono la causa della morte di intere colonie.

Si ritiene che quasi tutte le colonie selvatiche di api da miele in Nord America siano state spazzate via da infestazioni di acari, insieme anche a una grande percentuale delle colonie create dagli apicoltori. Si è a conoscenza anche di altre specie di acari che si diffondono nelle colonie di api, ma non sono considerati nocivi.

Un’altra specie commensale o parassitaria è il Braula coeca, ovvero il pidocchio delle api. Nonostante il nome comune, in realtà questo insetto è una mosca senza ali, che apparentemente si ciba intercettando il cibo che viene trasferito da un’ape ad un’altra.

Negli alveari delle api da miele africane sono stati trovati dei coleotteri appartenenti ai generi Hylostoma e Aethina, ma sembra che non arrechino molto danno. Tuttavia, il Coleottero degli alveari (Aethina tumida), è diventato un problema significativo negli alveari europei e nordamericani. Le larve mangiano tutti i contenuti del favo: miele, polline, uova e larve.

Conservazione

Le api regine di solito vivono da 2 a 3 anni, ma alcune sono state osservate vivere per 5 anni. Le api operaie in genere vivono solo per poche settimane, a volte un paio di mesi se il loro alveare diventa inattivo in inverno. I maschi vivono per 4-8 settimane al massimo.

Predatori

Le api da miele hanno sviluppato molti adattamenti per la difesa: gli adulti hanno strisce arancioni e nere che fungono come colorazione di avvertimento; i predatori possono imparare ad associare quei colori con una puntura dolorosa, e di conseguenza evitarli. Dopo che un’ape operaia ha punto rilascia un feromone che allarma le altre api, le quali si agiteranno e saranno più propense a pungere.

Questi insetti preferiscono costruire i loro alveari in cavità protette come piccole grotte o cavità degli alberi; sigillano le piccole aperture con un mix di cera e resina chiamati propoli, lasciando solo una piccola apertura. Le api operaie, che sorvegliano l’ingresso dell’alveare, sono in grado di riconoscere i membri della loro colonia dall’odore, e attaccano eventuali intrusi che cercano di entrare nell’alveare.

Le api sono soggette a molti tipi di predatori: alcuni attaccano le api stesse, altri invece consumano la cera e il cibo conservati nell’alveare. Alcuni predatori sono specialisti nel cacciare le varie specie di api, tra cui le api da miele.

Tra i nemici invertebrati delle api da miele possiamo trovare i ragni granchio e i ragni della famiglia Araneidae, il Filanto Apivoro (Philanthus) e molte specie di vespe della famiglia Vespidae. Alcune specie di vespe sono conosciute per attaccare in massa le colonie di api da miele, e sono in grado di spazzare via un alveare in un solo attacco.

Anche molti vertebrati insettivori si nutrono di api adulte. I rospi che possono raggiungere l’ingresso dell’alveare mangiano molte api operiaie, così come anche gli opossum.

Gli uccelli sono un’altra importante minaccia, in particolare i gruccioni che vivono in Africa e in Europa meridionale, ma anche i Tirannidi (Tyrranidae) e i Muscicapidi (Muscicapidae) diffusi in tutto il mondo. In Africa le api da miele sono soggette anche agli attacchi degli uccelli indicatori (Indicatoridae). Questi uccelli si nutrono dei favi, mangiando api, cera e miele.

I principali predatori vertebrati di alveari sono i mammiferi. Gli orsi attaccano spesso i nidi di api e vespe, come fanno anche molti mustelidi come la tayra e il tasso del miele (o mellivora). Nell’emisfero occidentale, anche le puzzole, gli armadilli e i formichieri effettuano incursioni negli alveari, così come i pangolini in Africa. Anche i grandi primati, tra cui babbuini, scimpanzé e gorilla, sono noti per attaccare gli alveari. Piccoli mammiferi come i topi e i ratti sono in grado di scavare negli alveari.

Stato attuale

Mentre la specie nel suo complesso è ancora molto numerosa, si teme che in Europa la sempre più diffusa apicoltura a fini commerciali metta in pericolo le popolazioni e sottospecie che si sono adattate all’ambiente. Questo, combinato con una maggiore mortalità delle colonie a causa dell’acaro Varroa destructor e delle infestazioni degli Acarapis woodi, e il fenomeno della Sindrome dello Spopolamento degli Alveari (SSA) in Nord America, ha causato una notevole preoccupazione per la salute della popolazione di api da miele.

La Sindrome dello Spopolamento degli Alveari è una condizione degli alveari commerciali che implica l’improvvisa e massiccia scomparsa delle api operaie. Gli apicoltori trovano i loro alveari svuotati da queste api, con così pochi superstiti che non possono occuparsi della regina e delle api in sviluppo. Non è ancora stata identificata una causa specifica.

AGGIORNAMENTO 05/09/2016: leggi le novità e lo stato attuale della Sindrome dello Spopolamento degli Alveari.

Come aiutare le api da miele

Purtroppo sembra che la nostra civiltà abbia dichiarato guerra alle api native. Lo sviluppo incontrollato, la distruzione degli habitat e la diminuzione della varietà di piante sono tutti fattori che hanno influenzato negativamente le popolazioni di api da miele.

La buona notizia è che anche voi potete aiutare le api da miele se siete proprietari di una casa o curate un giardino. Nella lista in basso sono elencati 9 modi in cui chiunque può aiutare questi insetti così importanti.

  • Piantate molte piante diverse che fioriscono dall’inizio della primavera alla fine dell’autunno. Anche se non disponete di un giardino, potete facilmente crescere piante da fiore in una fioriera alla finestra o in vasi all’interno di un piccolo patio. Alcune piante facili da coltivare sono la calendula, la cosmea e la zinnia.
  • Mantenete alcune parti di vostro giardino che sono esposte al sole totalmente prive di vegetazione. Alcune api da miele costruiscono i loro alveari nel terreno e hanno bisogno di terreno libero da erbacce o piante.
  • Quando è possibile, acquistate prodotti locali coltivati senza l’uso di pesticidi o comunque in quantità limitata. I prodotti chimici agricoli sono molto dannosi per le api.
  • Riducete o eliminate del tutto l’uso di forti fertilizzanti e diserbanti nel vostro cortile o giardino. Utilizzate alternative organiche o naturali ogni volta che è possibile.
  • Diventate membri di un gruppo di conservazione nella vostra zona. Fate del volontariato per progetti atti al ripristino o alla protezione degli habitat naturali delle api da miele. Questi insetti sono una parte molto importante del nostro ecosistema e preservare i loro habitat naturali è di grande aiuto alla loro sopravvivenza.
  • Comprate miele locale: questo supporterà gli apicoltori locali e aiuterà le api native della vostra zona.
  • Tagliate il prato con meno frequenza. Alle api piace molto trascorrere del tempo sull’erba, in particolare nelle giornate di sole. Molte erbacce sono buone fonti di cibo poiché sono provviste di polline e nettare. Prima di falciare l’erba assicuratevi che non ci siano api nel giardino, perché potreste ucciderle facilmente.
  • Mescolate una miscela di acqua e terra del giardino in un piccolo piatto, in modo da formare del fango denso. Poi posate il piatto in una zona tranquilla del vostro cortile o giardino. Le api utilizzeranno il fango per costruire i loro alveari.
  • Mantenete alcune erbacce per le api nel vostro giardino, d’altra parte non sono altro che fiori di campo. Le api amano particolarmente il trifoglio, quindi, se ne vedete nel vostro giardino, evitate l’uso di diserbante.

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