La Mantide Orchidea prende il suo nome dal fiore che sembra imitare, per questo si è sempre creduto che la sua tattica di predazione fosse nascondersi in uno di questi, mimetizzandosi e catturare così ignari insetti in cerca di polline. La realtà però è ben diversa.


Si è a conoscenza della Mantide Orchidea (Hymenopus coronatus) da più di 100 anni e famosi naturalisti come Alfred Russell Wallace hanno avanzato ipotesi circa il suo aspetto straordinario. A dispetto dei classici verde o marrone che caratterizzano la maggior parte delle mantidi, la Mantide Orchidea risplende in bianco e rosa.

Le parti superiori delle zampe sono notevolmente appiattite e a forma di cuore, caratteristiche che assieme alla colorazione danno loro l’aspetto di petali: questi insetti risultano quindi molto visibili se poggiati su una foglia ma estremamente difficili da vedere se si trovano sopra un fiore.

La mimetizzazione della Mantide Orchidea

Date le premesse è facile arrivare alla conclusione che la Mantide Orchidea si è evoluta per imitare un fiore, potendo così nascondersi tra i suoi petali e cibarsi degli insetti che sono attratti da esso; questo sistema di predazione è ben conosciuto e nel caso di questo particolare insetto è stato dato per scontato.




Sembra che nessuno abbia notato che non esistono però prove a sostegno di questa ipotesi: le mantidi orchidee sono infatti molto rare in natura e si conosce poco riguardo il loro comportamento nell’habitat naturale, lo si è potuto studiare soltanto su esemplari tenuti in cattività.

Recentemente un gruppo di nuovi studi effettuati da James O’Hanlon e dai suoi colleghi ha dimostrato molto chiaramente che per tutto questo tempo ci siamo sbagliati. Nonostante il suo aspetto sia volto senza ombra di dubbio all’emulazione di un fiore, la Mantide Orchidea di fatto non si nasconde in un’orchidea, anzi non cerca affatto di nascondersi. Per un insetto non assomiglia nemmeno più di tanto a un’orchidea.

O’Hanlon e i suoi colleghi cominciarono a testare sistematicamente le idee alla base delle credenze sul modus operandi della Mantide Orchidea. In primo luogo hanno verificato se le mantidi si mimetizzano effettivamente tra i fiori o, in alternativa, se attraggono gli insetti per conto proprio. Come previsto, per un insetto in cerca di fiori il pattern di colori della Mantide Orchidea è indistinguibile dalla maggior parte dei fiori comuni.

Tuttavia, una volta messi la mantide e il fiore più comune del suo habitat una a fianco dell’altro, è stato osservato che gli insetti si sono avvicinati alle mantide più spesso che ai fiori, dimostrando che la Mantide Orchidea cattura più prede da sola che mimetizzandosi tra i petali.

“Possiamo chiaramente osservare insetti, come ad esempio le api, cambiare le loro traiettorie di volo e volare dritti verso questo predatore ingannevole,” dice O’Hanlon.

Questo fenomeno, noto come mimetismo aggressivo, si verifica anche in altri animali. I Mastophorini per esempio rilasciano sostanze chimiche che imitano i feromoni sessuali liberati dalle falene femmine che cercano un compagno, e le falene maschio, che con le loro piumate ed elaborate antenne sono in grado di rilevare questi feromoni da chilometri di distanza, vengono attratte verso la loro morte.

Mantide Orchidea (Hymenopus coronatus), mantide bianca e rosa

Come la Mantide Orchidea appare agli altri insetti

Quando i ricercatori hanno confrontato la forma e i colori della Mantide Orchidea con quelli dei fiori, dal punto di vista di un insetto il predatore non è risultato assomigliare a un’orchidea o nemmeno a un’altra particolare specie di fiore, ma piuttosto a uno generico.

Posizionando modelli in plastica sperimentali nel terreno, i ricercatori hanno scoperto che il colore della Mantide Orchidea è molto più importante della forma quando si tratta di attirare gli insetti. Si crede infatti che le mantidi non cerchino di imitare in modo preciso un certo tipo di fiore, ma che sfruttino piuttosto una “debolezza” creata dall’evoluzione all’interno del cervello degli insetti.

In quanto essere umani, con un grande cervello ipersviluppato capace di pensieri astratti, abbiamo il lusso di essere capaci di prendere decisioni sfruttando tutte le informazioni disponibili. Dopo qualche secondo di osservazione, quello che inizialmente può assomigliare ad un fiore a causa della forma e dei colori inizia a sembrare sospetto, e dopo aver notato gli occhi e una vaga forma insettoide lo possiamo riconoscere come mantide.

Ma un piccolo insetto che si muove velocemente, con il suo cervello compatto, non si può permettere un tale livello cognitivo. Il suo cervello utilizza una scorciatoia, una regola empirica: tutto ciò che rispecchia la colorazione X è un fiore contenente nettare. Più colori equivalgono a un fiore più grande, con potenzialmente più nettare; nessun controllo incrociato.

La Mantide Orchidea prende vantaggio da questa scorciatoia utilizzando un “inganno sensoriale”. È una concentrazione massiccia del colore giusto, uno stimolo super enfatizzato; la preda identifica la mantide come un grande fiore pieno di nettare e si avvicina per investigare, a questo punto la sua sorte è segnata.

Questa non è la prima specie che attira la sua preda tramite lo sfruttamento di un exploit sensoriale. Il ragno-granchio per esempio riflette fortemente i raggi UV, così da risultare particolarmente attraente per gli insetti. Ma anch’esso comunque si nasconde in un fiore, mentre la Mantide Orchidea è il primo animale che si sia mai visto imitare un intero fiore, attirando le prede per proprio conto.

Mantide Orchidea (Hymenopus coronatus) sopra una mano

Conclusioni

Rimane però ancora un dubbio: se la Mantide Orchidea è in grado di attrarre gli insetti anche solo sfruttando l’inganno sensoriale, perché possiede parti del corpo che sembrano petali? L’ipotesi è che gli insetti impollinatori siano inizialmente attratti a distanza attraverso la colorazione, ma poi un camuffamento più accurato entra in gioco a distanza ravvicinata, quando gli insetti possono esaminare più da vicino la mantide per quella che è.

Greg Holwell, coautore dello studio, ha detto: “Quello che questo lavoro mette davvero in evidenza è che lavorare su una specie completamente non studiata può produrre risultati affascinanti. Andare là fuori e iniziare con qualche solida base di storia naturale aiuta a generare ipotesi che puoi conseguentemente testare con esperimenti sul campo, e ciò può portare alla scoperta di un fenomeno completamente nuovo.”

“Mentre le scoperte importanti provengono da ricerche in laboratori su specie modello come i moscerini della frutta, ogni specie ha una storia eccitante da raccontare e può aiutare a capire come funziona il mondo della natura.”

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