I Carabinieri Forestali hanno scoperto un’organizzazione criminale a Corigliano Calabro (Provincia di Cosenza) tra la rabbia e l’indignazione di ambientalisti e popolazione locale. L’indagine è stata condotta dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, i Carabinieri Forestali di Cosenza dei Carabinieri Forestali di Cosenza in collaborazione con le Stazioni di Corigliano, Rossano e Acri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari.


A seguito di una lunga indagine che ha compreso sorveglianza, pedinamenti e controlli, questi corpi di polizia hanno scoperto un’
operazione di caccia illegale che offriva ai cacciatori del Nord Italia l’opportunità di recarsi sulla costa ionica della Calabria per sparare a qualsiasi specie di uccelli (molti dei quali protetti).

La maggior parte della merce era destinata a indirizzi nel Nord Italia, nelle province di Vicenza, Padova, Brescia e Bergamo dove la “Polenta e Osei” è ancora un piatto popolare. La Calabria è affetta da quello che viene chiamato nomadismo venatorio, ovvero cacciatori che effettuano trasferte da altre regioni per darsi alla caccia illegale approfittando della scarsità di controlli.

Quattro persone sono state indagate mentre caricavano 4 scatole piene di specie protette morte su un autobus diretto verso il Nord Italia. Le scatole contenevano 2795 uccelli di circa 20 specie, per lo più protette (fringuelli, cardellini, verzellini, storni, allodole, verdoni, fanelli, pettirossi, capinere, merli, ghiandaie e cinciallegre).

La perquisizione di un deposito di proprietà di una delle persone denunciate ha comportato il ritrovamento di ulteriori 330 uccelli protetti morti, 28 fucili da caccia e numerose munizioni apparentemente offerti ai bracconieri in visita dal Nord Italia.

Stanza con migliaia di uccelli uccisi dai cacciatori in Calabria