Su 7 giovani capovaccai (Neophron percnopterus) liberati, monitorati con sistemi GPS e transitati in Sicilia dal 2006 al 2018, ben 3 sono improvvisamente scomparsi nei cieli del trapanese in settembre. È questo il dato sconcertante pubblicato dall’Associazione CERM Centro Rapaci Minacciati: circa il 50% dei giovani rapaci transitati in quell’area sono deceduti.

Ucciso dalle fucilate

Un triste destino che ha accomunato Barbara, Arturo e più recentemente Clara, esemplare dotato di un sistema di posizionamento satellitare ben più preciso dei precedenti, che ha permesso il ritrovamento del cadavere e l’accertamento delle cause di morte (una fucilata).

Ad oggi non sono note con precisione le cause che hanno portato alla scomparsa del segnale degli altri due esemplari, ma viste le coincidenze spazio-temporali è possibile avanzare qualche sospetto. Settembre è infatti spesso caratterizzato dalla pre-apertura della stagione venatoria, fattore che aumenta di riflesso gli episodi di bracconaggio nelle delicate zone di passaggio dell’avifauna migratoria, proprio come il trapanese.

Esistono inoltre segnalazioni di altre specie abbattute dai bracconieri nello stesso periodo di tempo: una mattanza di inaudita gravità, considerato per esempio che in Italia rimangono solo tra le 6 e le 8 coppie di capovaccaio, tutte concentrate tra centro-sud e Sicilia, regione che sono soliti attraversare nel loro viaggio verso l’Africa.

Tutelare i rapaci dai rischi della traversata

Un corridoio spesso letale, visto che anche in Tunisia, recentemente, Bianca (sorella dell’esemplare abbattuto nel trapanese) ha trovato la morte per avvelenamento. Davanti a questa ecatombe l’Associazione CERM Centro Rapaci Minacciati ha indirizzato una petizione su change.org all’attuale Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per chiedere un’urgente modifica della legge sulla caccia ed il divieto della pre-apertura nel mese di settembre.

I firmatari inoltre chiedono «che vengano inasprite le pene pecuniarie amministrative, la revoca in maniera permanente della licenza di caccia per chi uccide specie protette, la chiusura per anni o per sempre della caccia nei territori dove avvengono atti di bracconaggio seriali e l’aumento del controllo del territorio, rilanciando anche la vigilanza volontaria delle associazioni ambientaliste».

Spazio anche alla creazione di aree di rifocillamento per i rapaci attraverso una «rete di carnai nei parchi nazionali interessati dalla presenza, anche solo potenziale, di rapaci ed in zona di intenso passaggio di rapaci migratori», in questo caso dunque certamente sarebbero compresi tutti i parchi del centro-sud Italia, compreso il neonato Parco Nazionale di Pantelleria, isola dove anche i capovaccai sono soliti fare tappa nella loro rotta verso sud.

C’è anche chi ha proposto di istituire una zona di protezione speciale (ZPS), ovvero una zona di tutela posta lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, proprio nella provincia di Trapani. Speriamo che sia la volta buona.


Fonte: rivistanatura.com