Molte specie di gufi condividono un’incredibile abilità: volare quasi senza produrre alcun suono. Quando la maggior parte degli uccelli volano, la turbolenza dell’aria creata dal battito delle ali produce dei suoni e, di solito, più grande e veloce è un uccello, più rumoroso è il suo volo.

Ma questo non vale per non i gufi. Anche le grandi specie come il Barbagianni (Tyto alba), il Gufo della Virginia (Bubo virginianus) e il Gufo Reale (Bubo bubo), possono volare virtualmente in silenzio, un’abilità che affascina da tempo gli scienziati.

“Le ali e il piumaggio dei gufi possiedono una serie di caratteristiche uniche che consentono loro di ridurre il rumore indotto dalla locomozione”, dice Krista Le Piane, una studentessa dell’Università della California che circa due anni fa ha presentato i suoi studi sull’evoluzione del volo silenzioso degli strigidi alla conferenza dell’Animal Behavior Society a Ontario, in Canada.

I gufi hanno ali grandi rispetto alla loro massa corporea che permettono loro di volare in modo insolitamente lento (i barbagianni sono in grado di volare a soli 3Km/h), planando silenziosamente con pochi e leggeri battiti d’ala. La struttura delle loro penne funge da attenuatore di suoni: le dentellature a pettine sul bordo anteriore delle penne remiganti “rompono” la turbolenza dell’aria che genera il tipico suono del volo degli uccelli. Questi flussi d’aria più piccoli sono ulteriormente smorzati dalla texture vellutata unica delle piume dei gufi e da una morbida frangia sul bordo posteriore dell’ala. Queste strutture combinate tra loro fanno pochissima resistenza al flusso d’aria e assorbono il suono che esso produce.

Dettaglio della struttura a pettine delle penne remiganti dei gufi
Dettaglio della struttura a pettine delle penne degli strigidi (Josh Cassidy/KQED)

Le due ipotesi sul volo silenzioso dei gufi

Le strutture fonoassorbenti di questi uccelli rapaci non si sono evolute per caso. Il volo silenzioso è chiaramente cruciale per la sopravvivenza di molti strigidi e vi sono due ipotesi che tentano di spiegare questa abilità: l’ipotesi della “caccia furtiva” sostiene che i gufi volino in silenzio così che le prede abbiano meno tempo per scappare perché non li sentono arrivare, mentre l’ipotesi della “localizzazione delle prede” sostiene che il volo silenzioso aiuti i gufi a udire e individuare le prede più furtive come i topi e le arvicole.

Le Piane ha indagato su quale di queste due ipotesi fosse corretta e ha esaminato attentamente la struttura delle ali e delle piume in 70 specie di strigidi e ne ha analizzato i tratti, tenendo conto delle loro relazioni evolutive e della loro storia, fotografando la struttura a pettine e la frangia seghettata di ogni specie. Dopodiché, aiutata da un programma di analisi delle immagini, ha misurato la larghezza e la lunghezza di ogni struttura a pettine, concludendo che generalmente più essa è larga e meno il battito d’ala produce rumore.

Successivamente sono state comparate la struttura delle penne con le differenze nell’alimentazione delle varie specie. Poiché i gufi si trovano in tutti i continenti tranne che nell’Antartide, fanno parte di diverse nicchie ecologiche e si nutrono di molte prede differenti.

Gufo cattura un topolino sulla neve
Gufo che caccia di notte

Ipotesi della caccia furtiva

Seguendo l’ipotesi della caccia furtiva, “ci aspettiamo che i gufi che cacciano organismi che ci sentono bene, come i mammiferi, abbiano migliori caratteristiche associate al volo silenzioso”, afferma Le Piane. “E i gufi che cacciano le prede che non ci sentono bene, come gli insetti, e le prede che non riescono a sentirli avvicinarsi, come i pesci, dovrebbero avere caratteristiche che aiutano nel volo silenzioso meno sviluppate.”

Finora, è stato osservato che i gufi che mangiano pesci hanno pettini più stretti (quindi che attenuano di meno il rumore) rispetto ai gufi che mangiano altri tipi di prede; alcune specie, come il Gufo Pescatore Fulvo (Ketupa flavipes) e la Civetta delle tane (Athene cunicularia) che mangia insetti, hanno una piccola o anche nessuna struttura a pettine. “Abbiamo anche scoperto che i gufi che cacciano i mammiferi possiedono una struttura a pettine più larga rispetto ai gufi che cacciano gli insetti”, afferma Le Piane. Queste scoperte, suggerisce, supportano l’ipotesi della caccia furtiva.

Ipotesi della localizzazione delle prede

Seguendo l’ipotesi della localizzazione delle prede, Le Piane ha predetto che i gufi che cacciano durante la notte, quando i segnali uditivi sono più importanti, avrebbero avuto più penne che annullano il rumore rispetto a strigidi come il Gufo delle Nevi (Bubo scandiacus) e la Civetta delle tane, che sono attivi di giorno. “Questo è anche ciò che abbiamo riscontrato”, ha affermato poi la ricercatrice.

Conclusioni

Sembra quindi che entrambe le ipotesi siano corrette, a seconda della specie di gufo. “Non mi aspettavo di trovare supporto per entrambe le ipotesi”, ha affermato Le Piane.